Lupa

4 Jan

Noi te salutamo a lupa, se n’annammio.  Si te senti sola, specchiete ar fiume, ma nun te ce butta…

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Plus, I’m borderline

16 Dec

I don’t have the manic ups

16 Dec
24 Aug

Voglio tornare a casa

capire tutte le facce storte

sentirmi bene al mattino

presentire la felicità

le feste di partito e la birra annacquata

l’odore dell’infanzia ancora nei cassetti

Voglio tornare indietro

esagerare senza doverla pagare

credermi speciale

sapermi quasi bella

disfare gli abbracci violenti

tornare a casa e non trovare mio padre

i pomeriggi liberi e le farfalle nella pancia

Martino in bicicletta con la mascherina

le tombe millenarie e i pini silenti

il giornale e un caffè

il vuoto a Ferragosto

guidare ubriaca per andare a solfeggio

il notturno in direzione Porta Nuova

la paura dei matematici e i capelli neri

sbagliare strada e trovare un’altra chiesa

Voglio tornare indietro, ma non troppo

in quel posto preciso dove il mistero si mescola all’odore di bar

sono figlia di nessuno

libera di mentire

di illudermi

di rovinarmi

di pianificare la morte seriamente se scoprissi di essere quella che sono diventata

Nessuno mi rimprovera di essere ancora qui

ma vorrei soltanto far notare

che aspetto seriamente di capire

16 Aug

Oggi la bambina è disperata. Forse si sta vendicando, o forse mi sta indicando una strada. Non vuole lasciarmi lavorare, io devo imparare a memoria le parole della tecnica: esattezza, misurabilità, processi strutturati, efficacia, costing, codificazione.

Non vuoi tornare a casa mai più? Chiamiamo il gatto, ecco il nostro gatto che fa le fusa, poi si struscia per terra e sbadiglia, è proprio contento. Lo sai che ha l’anima della nonna. Non torneremo, restiamo qui, abbiamo tutto.

Come faccio a tornare di là e a ricominciare a sgobbare per questi ignoranti? Mi ci vuole mezza giornata per riprendermi. La presentazione. Non voglio pensare che andrà male. Non ho nessuno a cui rivolgermi. Sono il primo adulto da generazioni e per questo lei dovrebbe essere la prima bambina, dovrebbe essere sana e invece si vedono già i segni della malattia. Questa razza deve estinguersi, secondo natura, siamo stati tutti esausti.

12 Aug

Sono le nove, ho dovuto accendere la lampada sulla scrivania e mi dispiace, ma ancora si vede un cielo grigio azzurro all’orizzonte. Siamo in agosto, c’è molta luce, e quando arriva quest’ora mi viene voglia di uscire e camminare verso il parco, che è selvaggio e intricato. Non l’ho mai fatto, non riesco a sentire la bellezza del buio da queste parti, la poesia qui è quella degli interni di campagna, la città invece è bella quando la guardo dai treni cullata dal movimento che mi porta via. La posso battere soltanto quando sono in partenza e la vedo allontanarsi, sollevata. I ritorni però sono sempre molto facili, mi abituo immediatamente alla fretta, ai caffè americani, che si chiamano Americano, e ai giornali sparsi sui pavimenti delle stazioni illuminate come degli ospedali. Sabato scorso sono stata nella parte Est e ho camminato un poco prima di ritrovare la stazione. Faceva caldo e non avevo fretta, così mi sono accorta che i lampioni delle vie trasversali sono gialli, non bianchi come quelli delle strade principali. Ad un tratto mi sono trovata in un vicolo, si vedeva la torre di una chiesa stagliata contro un cielo blu scuro rischiarato da un’enorme luna piena, e sullo sfondo dei palazzoni con tutte le finestrine illuminate.  Grazie alla luce gialla di un solitario lampione, poca e giusta, che senza interferire troppo stimolava quel misto di angoscia e di pace che si prova quando si guarda la luna, mi sono emozionata e sono riuscita ad aspettare qualche secondo prima di tirare fuori la macchina fotografica. Sarebbe bello se usassero le luci gialle ovunque, il giallo è ‘organico’. Ora che non posso più viaggiare dovrò finalmente accettarla questa città senza centro – sposarla e amarla con tutti i suoi difetti è possibile solo se si è costretti.

12 Aug

Ascolto un disco di musica brasiliana del 1980 che è una perla di chitarre acustiche in minore, ritmi selvaggi, percussioni e strumenti che imitano i versi degli uccelli amazzonici con un effetto fantasmagorico. Mi torna in mente la gratitudine per la bellezza dei tramonti sulle spiagge di Rio. La sabbia diventa fresca, c’è una brezza pacifica e noi beviamo una birra scherzando e sognando l’America del Nord. Diciamo un sacco di parolacce senza capirle troppo, i nostri occhietti un poco a mandorla da brasiliani quasi si chiudono quando sorridiamo.